martedì 11 giugno 2019

Microsoft, arriva il tablet a doppio schermo


 Dopo gli schermi flessibili, il prossimo trend tecnologico potrebbe essere quello dei doppi schermi su un dispositivo. Dopo che Asus ha presentato nei giorni scorsi un computer portatile con questa caratteristica, la prossima azienda tecnologica a seguire il trend sembra sia Microsoft. Secondo indiscrezioni del sito The Verge, il colosso di Redmond starebbe lavorando da due anni al progetto di un Surface, un tablet di dimensioni grandi, con due schermi. Il nome in codice del progetto è Centaurus e potrebbe arrivare sul mercato entro i prossimi sei mesi. Il dispositivo 'ibrido', metà computer e metà tablet, dovrebbe avere a bordo Windows Lite, cioè una versione più leggera del sistema operativo di Microsoft.
    Qualche giorni fa al Computex 2019 di Taipei, Asus ha presentato la nuova linea di computer ZenBook, tra cui cè il modello Pro Duo con uno schermo principale e uno secondario più piccolo che ha trovato posto sulla tastiera. Grazie al software ScreenXpert è possibile integrare😜 comandi e funzioni

Google Maps avviserà utenti di calamità

  Non solo traffico e strade chiuse: le mappe di Google avviseranno gli utenti anche in caso di disastri naturali. Daranno notizia delle previsioni degli uragani, se l'utente è vicino all'area che sarà colpita; mostreranno l'epicentro e l'area interessata da un terremoto.

E in India, dove accadono il 20% dei decessi mondiali causati da inondazioni, ci saranno avvisi ad hoc. Il servizio si chiama SoS Alert e permette agli utenti di accedere in tempo reale a informazioni delle autorità in situazioni di crisi. E sul popolare servizio di Mappe, arriva anche il tachimetro che indica in tempo reale la velocità a cui si sta viaggiando e un allarme dice al guidatore se sta superando il limite in una certa zona. L'app, in alcune nazioni, è già in grado di mostrare i limiti di velocità sul tratto di strada che si sta percorrendo e anche di indicare la presenza di autovelox.

Obama si lancia nei podcast, accordo con Spotify

Barack e Michelle Obama hanno siglato un accordo con Spotify per la produzione di podcast in esclusiva. Lo annuncia Spotify, che spiega di aver siglato l'intesa con Higher Ground, la società di produzione dell'ex coppia presidenziale.
"Abbiamo sempre creduto nel valore dell'intrattenimento, provocando però il dibattito: questo ci aiuta a stabilire connessioni e ad aprirci a nuove idee" afferma Obama in una nota. "Siamo contenti perché i podcast ci offrono la straordinaria occasione di alimentare un dibattito produttivo, di far sorridere e pensare" aggiunge Obama. "Siamo contenti di aver l'occasione di amplificare le voci che troppo spesso sono ignorate o messe a tacere.
Tramite Spotify possiamo raccontare storie al mondo" dice l'ex First Lady. L'accordo con Barack e Michelle Obama è un'importante vittoria per Spotify nella crescente industria dei podcast e nella battaglia per i diritti per contenuti originali. "Il presidente Barack Obama e Michelle Obama sono due delle voci più importanti al mondo, ed è un privilegio per noi lavorare con loro nell'identificare storie che possono ispirare il nostro pubblico" afferma il responsabile dei contenuti di Spotify, Dawn Ostroff.

Occhi e cervello, una stampante 3D tuttofare


Grazie all'intelligenza artificiale le stampanti 3D acquistano 'occhi' e 'cervello', per correggere gli errori di stampa in tempo reale e prevedere i capricci dei materiali più difficili: diventa così possibile realizzare su scala industriale oggetti mai stampati prima, aprendo la strada a una vera e propria rivoluzione per la produzione di moltissimi oggetti di uso comune che vanno dai dispositivi medici alle componenti per auto.
L'idea è della startup Inkbit, nata dal Massachusetts Institute of Technology (Mit) e guidata da un ingegnere italiano, Davide Marini, sbarcato a Boston vent'anni fa dopo dopo la laurea al Politecnico di Milano. "Sappiamo tutti che i vantaggi della stampa 3D sono enormi, ma spesso la gente ha problemi nell'utilizzarla: la tecnologia non è ancora al punto giusto", spiega Marini. "La nostra macchina è la prima che può apprendere le proprietà di un materiale e prevedere il suo comportamento. Credo che sarà una svolta".

Amazon punta su abbigliamento, svela 'Shazam' della moda

Amazon punta a incrementare le vendite di capi d'abbigliamento e per farlo svela uno "Shazam dei vestiti", in grado di consigliare cosa comprare partendo dalla foto di outfit. La novità si chiama StyleSnap ed è stata annunciata al re:MARS, l'evento di Amazon dedicato all'intelligenza artificiale in cui l'azienda ha presentato anche il suo nuovo drone per le consegne di pacchi.
StyleSnap è una funzionalità integrata nella app di Amazon, che sfrutta l'intelligenza artificiale per fare ricerche partendo da un'immagine. Per usarla basta selezionare l'opzione e caricare la foto o lo screenshot di un capo oppure di un outfit visto su una rivista di moda o addosso a una influencer di Instagram.
Il software analizza l'immagine e fornisce suggerimenti di capi simili acquistabili su Amazon, tenendo conto anche di marchi, prezzi e recensioni.
E l'acquisto, nei prossimi mesi, potrebbe essere recapitato via drone. All'evento la compagnia ha infatti portato sul palco il suo ultimo drone per le consegne. Completamente elettrico, è in grado di volare per 24 chilometri e consegnare pacchi fino a un peso di circa 2 chilogrammi nell'arco di mezz'ora. Le consegne via drone, ha dichiarato Amazon, inizieranno "entro pochi mesi" negli Stati Uniti.

In Italia la sede di un supercomputer del futuro

 L'Italia è stata selezionata per ospitare uno dei supercomputer europei del futuro, capace di uno straordinario numero di operazioni al secondo. Bologna, rende noto il ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca, è stata individuata come sede dal Comitato europeo sul calcolo ad alte prestazioni (EuroHPC). "L'assegnazione è motivo di orgoglio per il nostro Paese", rileva il ministro Marco Bussetti. "Si tratta - ha aggiunto - di un'iniziativa strategica, volano di crescita e innovazione".
L'Italia aveva presentato la candidatura lo scorso 21 gennaio, grazie a un consorzio congiunto con la Slovenia, nell'ambito di un progetto guidato dal Consorzio Interuniversitario Cineca, con Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste.
La nomina dell'Italia è avvenuta nell'ultima riunione dell'organo voluto dalla Commissione europea per promuovere lo sviluppo di una rete di supercomputer, il comitato dell'EuroHPC JU (European High Performance Computing Joint Undertaking).
Bologna è uno degli otto siti europei ad accogliere i centri di supercalcolo. Gli altri sette sono Sofia (Bulgaria), Ostrava (Repubblica Ceca), Kajaani (Finlandia), Bissen (Lussemburgo), Minho (Portogallo), Maribor (Slovenia) e Barcellona (Spagna).
Finanziato con 840 milioni di euro, il progetto prevede la creazione di una rete di supercomputer con elevatissime capacità di calcolo, di classe pre-esascala, in grado cioè di raggiungere la potenza di calcolo di un miliardo di miliardi di operazioni al secondo, una cifra da 18 zeri. Questi computer di ultima generazione troveranno molteplici applicazioni: dallo studio del funzionamento del cervello a quello dell'evoluzione dell'universo, dalla progettazione di nuovi farmaci alla lotta ai cambiamenti climatici.
Per il ministro Bussetti, "questo risultato è il frutto di un importante lavoro di squadra. Un'iniziativa in cui ho fortemente creduto sin dal mio insediamento al Ministero, destinandovi risorse specifiche, pari a 120 milioni di euro", ha aggiunto. "Si tratta di un progetto che riconosce la leadership del nostro Paese in questo settore e che - ha concluso - ci permetterà di sfruttare appieno le potenzialità offerte dai cosiddetti big data e dall'intelligenza artificiale".



Iron Man vuole ripulire Pianeta con la tecnologia


Anche Iron Man vuole salvare l'ambiente. Robert Downey Jr., l'attore che ha impersonato sul grande schermo Tony Stark, il papà di Iron Man, ha lanciato il progetto Footprint Coalition che punta ad utilizzare le nuove tecnologie per aiutare la Terra. "Tra robotica e nanotecnologia, potremmo ripulire il pianeta in modo significativo, se non totalmente, in 10 anni", ha spiegato il popolare attore dal palco della re:Mars, una conferenza che si tiene in questi giorni a Las Vegas, organizzata da Amazon, che mette insieme i maggiori esperti mondiali di robotica e Intelligenza Artificiale.
"Ho intenzione di passare i prossimi mesi a mettere insieme questo progetto in modo appropriato e riunire intorno a me persone competenti", ha detto Downey Jr, il cui patrimonio è stimato da Forbes - tra i media americani che hanno riportato la notizia - in 81 milioni di dollari.
"Tra 11 anni, quando ne avrò 65 anni, se avremo inciso anche solo un po' in questa grande minaccia che incombe sul nostro futuro, farò la più grande festa di pensionamento che si sia mai vista", ha aggiunto l'attore. Non è la prima volta che Robert Downey Jr si mobilita su questo fronte, insieme alla moglie Susan ha realizzato una serie di documentari incentrati sui temi ambientali. E non è l'unico attore ad essersi mostrato sensibile su questi temi oltre che disponibile a profondere un impegno economico in prima persona.
Leonardo Di Caprio è al momento il volto di Hollywood più concentrato sull'ambiente: ha creato una fondazione col suo nome ed è entrato nel consiglio di amministrazione di diverse organizzazioni ambientaliste, tra cui il World Wildlife Fund

Cybersicurezza: Dis, aziende ci informino di attacchi

Manca ancora nelle aziende italiane la consapevolezza dei rischi degli attacchi cibernetici, che possono talvolta minacciare, oltre "agli asset aziendali, la sicurezza nazionale". L'allarme lo ha lanciato il direttore del Dis, Gennaro Vecchione, intervenuto ad un convegno all'Università Luiss di Roma su "Cybersecurity e social media".

"Attenzione - ha messo in guardia Vecchione - a chi fa entrare esterni nelle proprie aziende: società di consulenza composte magari da soggetti di Paesi esteri, che ti entrano dentro direttamente dalla porta principale. E' pericolosissimo consegnare tutti gli asset aziendali a soggetti che non hanno alcuna capacità o sono in mano ad attori ostili stranieri".

Quest'estate, ha annunciato, "avvieremo una campagna di sensibilizzazione nei confronti degli imprenditori sul tema della sicurezza nazionale. In altri Paesi le aziende non si permettono di firmare contratti di consulenza senza l'assistenza dell'intelligence". Il Dis sta intanto lavorando all'operatività del Computer security incident response team (Csirt), il Centro presso la Presidenza del Consiglio che riceve le notifiche degli attacchi cyber e definisce la risposta. A breve, inoltre, ha riferito il direttore, saranno reclutati 30 giovani esperti proprio nel settore cyber.

Centro Economia Digitale, 5G e AI propellenti per e-Commerce

5G, Intelligenza artificiale e blockchain, le tre tecnologie di punta del futuro "saranno un propellente strutturale per l'e-commerce". Lo ha detto Rosario Cerra, presidente del Centro di Economia Digitale (Ced), alla presentazione della star up Yocabè che aiuta i marchi di moda a vendere meglio sui mercati digitali.
Nel mondo, secondo i dati del Ced aggiornati al 2019, il valore di mercato dell'e-Commerce dei beni fisici ai privati ha segnato un +11,3% (pari a 1.795.989 milioni), in particolare il settore della moda è cresciuto del 12,5% (532.253 milioni). In Europa, invece, è aumentato dell'8,6% (344.335 milioni), con la moda a +8,6% (101.896 milioni). Nello specifico, in Italia, il valore di mercato dell'e-Commerce dei beni fisici ai privati è di 16.819 milioni, con un +14,1%. Il nostro paese, però, non è tra i primi cinque mercati del mondo nel 2019, una classifica che vede al primo posto la Cina (636.219 milioni), seguita da Stati Uniti (485.045 milioni), Regno Unito (81.256 milioni) Giappone (76.274 milioni) e Germania (66,815 milioni).
"L'Italia è uno straordinario mercato per l'e-commerce per tre ragioni - spiega Cerra - perché cresce costantemente negli anni con percentuali estremamente interessanti e, quasi stabilmente, a due cifre. La lentezza con cui è partito offre, come contraltare positivo, un enorme potenziale ancora di fronte. I nuovi modelli di marketplace contribuiscono significativamente a migliorare il commercio online aumentandone il valore sia per i venditori che per i consumatori", conclude Cerra.

Google, da news 4,7 miliardi di dollari


Google ha realizzato 4,7 miliardi di dollari nel 2018 grazie alle news e all'informazione. Fondi di cui i "giornalisti meritano una fetta", visto che la cifra è quasi pari ai 5,1 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari realizzati dall'intera industria dei media americani lo scorso anno. E' quanto emerge da uno studio realizzato da News Media Alliance, l'associazione che rappresenta più di 2.000 quotidiani americani, incluso il New York Times.
    "Lo studio illustra chiaramente cose che tutti noi già sapevamo. L'attuale dinamica del rapporto fra la piattaforma" Google News "e la nostra industria è devastante", mette in evidenza Terrance Egger, l'amministratore delegato del Philadelphia Enquirer.
    Lo studio è stato diffuso in vista dell'audizione alla Camera sui rapporti fra i big tecnologici e i media.
Google, portiamo miliardi click a siti editori
 Calcoli "approssimativi" e "imprecisi come sottolineano numerosi esperti". Così un portavoce di Google replica allo studio realizzato da News Media Alliance, l'associazione che rappresenta più di 2.000 quotidiani americani, incluso il New York Times. "La stragrande maggioranza di ricerche legate alle news non mostra annunci pubblicitari. Inoltre lo studio non tiene conto del valore offerto da Google. Ogni mese Google News e la Ricerca di Google portano oltre 10 miliardi di click ai siti web degli editori che generano, a loro volta, abbonamenti e entrate pubblicitarie significative", afferma la società di Mountain View, sottolineando di aver "lavorato duramente per essere un partner collaborativo e di supporto per la tecnologia e la pubblicità per gli editori di tutto il mondo".

Il traduttore di Google parlerà con la nostra voce



Un traduttore vocale che non si limita a tradurre ciò che diciamo. Ma lo fa usando la nostra stessa voce, invece di ricorrere a quella - artificiale - di un sintetizzatore vocale. Col risultato che all’interlocutore sembra di sentir parlare proprio noi. Non è fantascienza, ma... Translatotron, l’ultima trovata a cui stanno lavorando gli ingegneri di Google.

CHE COSA FA? I sistemi di traduzione che si usano oggi, incluso Google Translate, si basano su tre fasi distinte: il riconoscimento automatico del parlato per trasformare il discorso di origine in testo, la traduzione automatica del testo scritto dalla lingua di partenza a quella di destinazione e infine la sintesi vocale (text-to-speech, TTS) per produrre il "parlato" nella lingua di destinazione a partire dal testo tradotto. Transalatotron fa qualcosa di molto più complesso: utilizza l’intelligenza artificiale per modificare la sua “voce” sulle Astesse frequenze di quella di chi parla replicandone l’impronta vocale al momento in cui deve fornire la traduzione di un parlato. Il tutto avviene, rispetto ai sistemi tradizionali "a cascata", in un modo più veloce e diretto, cioè con un processo che prevede un minore numero di fasi (e dunque una minore probabilità di generare errori).

COME LO      FA? Translatotron utilizza una "rete neurale" (un modello matematico ispirato alla rete neurale umana) addestrata per analizzare lo spettrogramma della "voce input" (cioè la rappresentazione grafica della voce reale di chi parla) e produce gli spettrogrammi del contenuto tradotto nella lingua di destinazione. Per riuscire nel suo compito il sistema impiega due componenti: un "vocoder" (un decoder che trasforma un segnale audio in un codice) e un codificatore per altoparlanti, che ha il compito di riprodurre il carattere della voce del parlante di origine nel discorso tradotto sintetizzato. Il processo prevede una fase di addestramento, in cui il sistema "impara" a tradurre da una lingua all'altra partendo dalle registrazioni di frasi pronunciate sia nella lingua di partenza sia in quella di destinazione.

I VANTAGGI. Oltre ai vantaggi in termini di velocità e di accuratezza della traduzione, questo approccio promette di ottenere traduzioni più naturali, mantenendo nella traduzione vocale anche segnali non verbali importanti come il tono, il timbro e gli accenti. Per ora Translatotron è in fase sperimentale. Nei primi test, i ricercatori lo hanno sperimentato solo con la traduzione da spagnolo a inglese e viceversa: le due lingue più parlate al mondo e anche quelle su cui Google Translator a oggi è più efficace.

IN FUTURO. I primi risultati sono stati già resi pubblici: tra le altre curiosità, è possibile ascoltare il set di voci originali (ground truth) impiegate per l'apprendimento (in spagnolo e in inglese), con le rispettive traduzioni lette da sintetizzatori vocali o dalla voce "imitata".
Translatotron è un progetto promettente, ma ancora in fase (molto) sperimentale. Ma si può già intuire come potrebbe presto rendere più fluide le interazioni in una lingua straniera, catturando e riproducendo parte delle le sfumature che si perdono quando una voce robotica sintetizza il testo in un discorso. Ancora oggi però non ci sono immagini tecniche del prodotto